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Sia benvenuta la mia sorella morte

La sua vita brillò di molti prodigi: il pane che gli era offerto per essere benedetto aveva restituito la salute a molti malati; mutò l’acqua in vino, e un malato che ne bevve riebbe la salute. Compì anche molti altri miracoli.
Quando ormai si avvicinavano i suoi ultimi giorni, spossato da una lunga malattia, si fece porre sulla nuda terra, fece chiamare a sé tutti i frati che erano presenti, impose loro le mani e li benedisse, e, come accadde nella Cena del Signore, divise tra loro un boccone di pane.
Era sua abitudine invitare tutte le creature a lodare Dio: invitava anche la morte, che tutti fa tremare e tutti odiano, a lodare il Signore, e le si fece incontro lieto, invitandola nella sua casa, dicendo: “Sia benvenuta la mia sorella morte”. Giunto alla sua ora estrema dormì nel Signore.
Un frate vide la sua anima in forma di stella, simile alla luna nella sua dimensione e al sole nel suo splendore.
Un ministro dei frati in Terra di Lavoro, giunto agli stremi, pur avendo già da tempo perduta la parola, si mise improvvisamente a gridare: “Aspettami, padre, aspettami, eccomi, vengo con te!”. I frati gli chiesero cosa stava dicendo, ed egli disse: “Non vedete il nostro padre Francesco che sale al cielo?” E subito dormì in pace e raggiunse san Francesco.
Una donna, molto devota a san Francesco, entrò nella strada da cui devono passare tutte le creature, e chierici e preti stavano attorno a celebrarne le esequie, quando all’improvviso la donna si rialzò sul feretro e chiamò a sé uno dei sacerdoti che stavano là presenti e disse: “Padre, voglio confessarmi. Ero già morta, ed ero stata destinata a una crudele prigione, ma san Francesco ha pregato per me, ed è riuscito a ottenere che tornassi al corpo per potermi confessare e ottenere il perdono del mio peccato. Non appena l’avrò confessato, morirò alla vostra presenza.”
Si confessò, e non appena ebbe l’assoluzione si addormentò nel Signore.
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